“La Leonessa” 2015

“La Leonessa” 2015 – 1a Edizione

Comincia qui la mia personale Campagna del Nord con la Leonessa di Pelago. Notte tribolata in casa, sveglia alle 6; Non mi perdo d’animo e parto. Avevo preparato tutto la sera prima e così è stato più veloce muoversi. Arrivo per tempo prendo il pacco con il numero (3) e poi mi preparo. Il paese è allegramente invaso dagli eroici, mi fa uno strano effetto esserci. Una difficoltà l’ho incontrata già al momento di andare al punto di ritrovo con la bici. Prendo una buca e la sella si sposta verso il basso.. Riesco a rimetterla a posto con le mani, ma so già che potrà essere un punto critico della giornata. Incontro anche Paolo Pieraccioni e andiamo a prendere un caffé insieme. In corsa lo vedrò per 500m poi si involerà e arrivederci. Partenza dopo il discorso del sindaco, comincia l’avventura. Ci sono, finalmente si prova quanto la Rossin sia affidabile. I freni sono messi subito alla prova e dimostrano la loro bontà… Il tema dei freni tornerà spesso durante la giornata. Subito dopo ecco la prima rampa ed anche il cambio viene messo alla prova. Per fortuna entra tutto alla prima e il 28 risulta immediatamente fondamentale. Il 42 è duro, ma riesco a spingere bene. Nessun controllo con strumentazione (se non Strava attivato nella tasca). L’inizio sembra promettente, strada in asfalto, leggera discesa, anche piacevole. Peccato che sia l’antipasto del tormento. A Donnini svolta a destra e discesa ripidissima in cemento, che mette a dura prova le mani.
Poi il primo tratto in sterrato, ma meglio dire una carrareccia, con già delle belle rampe. Riesco a restare in equilibrio e a pedalare senza scendere. La tenuta della bici in salita è buona, sono soddisfatto. Davanti a me ho recuperato uno della UC Piombino. Sarà il mio compagno di corsa per tutta la Leonessa, e solo alla fine scoprirò chiamarsi Sergio. Arrivo al Primo ristoro che mi sembra di aver già fatto 40 km, ed invece ne abbiamo fatti solo 14..
Alla ripartenza discesa su carrareccia, sempre cercando di non cadere e con i freni tirati… Terminato questo tratto si risale, su asfalto, verso Pelago, e qui riaggancio definitivamente il Piombo. Superato il borgo costeggiamo la montagna nel bosco fino ad arrivare al castello di Ferrano. Qui ci attende un nuovo ristoro con ragazzi vestiti a tema. Ottimo ristoro e ripartenza. Inizia qui il tratto più complicato verso la Consuma. All’inizio una lunga discesa, bene o male su fondo accettabile, poi una lunga salita, in sterrato, con pendenze veramente impegnative (2,1 km al 10%). Qui sono costretto a mettere piede a terra almeno un paio di volte. Dice che si è eroici anche così. Terminato questo tratto eccone un secondo, stavolta tutto dentro al bosco e con pendenze più accettabili (e caduta sciocca) (4,1 km al 5%). Siamo dentro Vallombrosa. É il tratto più piacevole, seguito da strada in asfalto che porta fino al Passo. Alla Consuma variante spaccagambe, che faccio a piedi, e arrivo al ristoro. Sono le 13 è tempo di mangiare. Non mi risparmio, ma senza esagerare, sono tutte energie necessarie per il prosieguo della corsa. Sembra di aver fatto un’enormità invece siamo solo a metà… Ripartiamo e scendiamo per tratto sterrato, malmesso, dove le mani sono messe a durissima prova, per poi tornare sulla statale ed arrivare a Borselli con la deviazione verso Pomino. Altro tratto di discesa, asfaltata, e poi un po’ di mezza costa. Borghi e borghetti, un altro po’ di sterrato poi la lunghissima picchiata, in forte pendenza verso la Rufina. Non è possibile neanche far correre la bici perché non sono in grado di fermarla. Arrivati in fondo breve tratto in pianura per arrivare alla Rufina e al controllo per poi prendere nuovamente la salita, asfaltata, e a seguire sterrata (Falgano, 7,2 km al 5%). Sarà la stanchezza dopo tanti km e tanto tempo in sella ma si comincia a far fatica. Non si può abdicare alla lucidità, il percorso e la bici non lo consentono. Arrivati in cima sembra ormai finita, ed invece altra mazzata per arrivare a Nipozzano. Discesa in mezzo al bosco che è più un percorso da mtb che non da bici storiche. Piano, frenando a più non posso e fermandoci spesso per riposare… Arrivati alla sbarra rossa ultimo tratto e comincia a piovere. Arriviamo sul crinale, abbiamo la statale lì a due passi ed invece il percorso ci butta tra le vigne. Non c’è neanche strada percorribile, meglio l’erba. Ci fermiamo sotto una costruzione e decidiamo di tagliare l’ultimo controllo, essendo ormai quasi le 16, e di puntare verso Pelago. Pioggia, discesa e macchine. Sergio vorrebbe comunque arrivare dalla strada principale a Nipozzano, io mi oppongo, mi sono stufato di questo percorso. Non credo la prenda molto bene. Siamo ormai tra gli ultimi e arriviamo in piazza abbastanza scuri in volto. Timbro finale e pasta party, ancora salita e discesa. Come battesimo del fuoco è stato duro, ma sia la bici che il ciclista, in qualche modo (più che dignitoso), sono sopravvissuti. Non è l’Eroica, ma adesso l’Eroica non mi fa paura. Non sono tanti i tratti sterrati, ma spesso boschivi. Non so se tornerò, ma resta un conto aperto da saldare.

MARCO PASQUINI